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Argentina 1976-2001

Eventi

20 aprile 2009, ore 21.15
ARGENTINA 1976-2001
Terrorismo di stato e neoliberismo
Incontro con Enrico Calamai e Elide M. Taviani
introdotto da Andrea Grillo

Enrico Calamai, diplomatico italiano, ha ricoperto la carica di viceconsole durante il colpo di Stato di Pinochet nel 1973 in Cile e poi è tornato in Argentina in occasione del colpo di Stato anche in quel paese nel 1976.Testimone diretto di alcune fra le pagine più drammatiche della storia contemporanea, ha salvato la vita a centinaia di persone e si è battuto in difesa dei diritti umani durante la dittatura.
Elide M. Taviani, coordinatrice dell’Asal (Associazione Studi America Latina) ed esperta in comunicazione interculturale.

Argomenti dell’incontro
- Storia dell’Argentina dal primo governo Perón al colpo di Stato del 24 marzo 1976;
- l’America Latina negli anni ’60-’70: lotte politiche e Plan Condor;
- il terrorismo di Stato e il dramma dei desaparecidos;
- i bambini rapiti e le Nonne di Plaza de Mayo;
- la politica economica delle Giunta militare e i successivi sviluppi fino alla crisi del 2001;
- l’attuale situazione dell’America Latina e le prospettive di cambiamento nel continente.

Chi è Enrico Calamai
11 settembre del 1973: aerei militari bombardano il palazzo presidenziale della Moneda, a Santiago del Cile. E' l'inizio del colpo di Stato con cui il generale Augusto Pinochet abbatte il governo democratico di Salvador Allende. Nelle sedi diplomatiche molte persone sono alla ricerca di un salvacondotto. Nell'ambasciata italiana 412 rifugiati, tra cui 50 bambini, chiedono asilo politico. Enrico Calamai, un giovane diplomatico di 27 anni, viene richiamato dall'Argentina, dove si trova, a Santiago del Cile per ricoprire la carica di viceconsole. Grazie al suo impegno si arriva a una soluzione di compromesso: tutti i rifugiati sarebbero partiti ma subito dopo, intorno all'ambasciata, si sarebbe alzato il muro di cinta, si sarebbe messo del filo spinato e i militari cileni avrebbero circondato l'edificio in modo da non permettere più l'ingresso. Calamai ricorda un clima di immane violenza da parte dei militari e una grande disperazione dei rifugiati. Il ricordo di un giovane trascinato via a forza da due militari e portato via mentre tenta di scavalcare il muro dell'ambasciata, insieme alla sensazione terribile della propria impotenza, spingono Calamai a tornare in Argentina quando anche in quel paese si verifica un colpo di Stato (24 marzo 1976).
Secondo Calamai, la strategia scelta dai militari argentini è molto abile; essi non fanno l'errore di Pinochet che ha invece puntato sulla spettacolarizzazione della repressione, suscitando proteste in tutto il mondo. Il diplomatico racconta che, in quei primi giorni, apparentemente non successe nulla; il centro di Buenos Aires rimase uguale, non c'era un carrarmato, non c'erano posti di blocco né alcun segno di violenza, e che gli ci volle qualche giorno per rendersi conto che un golpe non poteva essere portato a termine senza atrocità repressive. La pratica dei desaparecidos è subdola e sottile. Le sparizioni di giovani impegnati in politica ma anche semplicemente vicini ad ambienti sospetti si susseguono in numero crescente. Lo sterminio era stato annunciato appena un anno prima dal generale Videla, che aveva dichiarato: Morirà il numero di persone necessario per conseguire la sicurezza del paese. La speranza è solo la fuga; tanti argentini di origine italiana cercano aiuto nel consolato, non hanno soldi, non hanno mezzi e, soprattutto, non hanno i documenti, ma la volontà di Calamai è ferma. Il flusso di persone che chiede di partire per l'Italia cresce sempre di più; il console generale non vuole più rischiare in prima persona e pretende che l'accoglienza venga bloccata ma Calamai non accetta di abbandonare al loro destino quegli uomini disperati e assume su di sé le responsabilità e i rischi.
Enrico Calamai è autore di “Niente asilo politico” edito da Feltrinelli.

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Argentina 1976-2001
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